Farmaci e donne: perché lo stesso farmaco non funziona per tutti
Il corpo femminile metabolizza i farmaci in modo diverso. La scienza lo sa da decenni. Nessuno lo spiega alle pazienti.
Una scienza costruita sull’uomo
Spulciando la letteratura scientifica per capire su quali temi lavorano oggi le ricercatrici che si occupano esclusivamente di salute femminile, mi è tornato alla mente un momento preciso.
Agli albori della Medicina di Genere partecipai a un congresso in cui conobbi Flavia Franconi.
Una presenza carismatica, farmacologa e professore ordinario all’Università di Sassari, è stata la prima in Italia a fondare la Farmacologia di Genere, a istituire un dottorato dedicato e a costruire un gruppo di ricerca dentro la Società Italiana di Farmacologia quando il tema era considerato marginale.
La sua tesi di fondo era chiara e scomoda. Le donne non sono uomini in scala ridotta e trattarle come tali in farmacologia produce conseguenze cliniche concrete.
Per decenni la ricerca ha ignorato questa evidenza. Fino agli anni Novanta le donne venivano sistematicamente escluse dai trial clinici con la giustificazione di proteggerle da rischi riproduttivi.
Il risultato è stato costruire un’intera farmacologia su dati raccolti quasi esclusivamente da uomini e applicarla poi a tutta la popolazione come se i corpi fossero equivalenti.
La contraddizione è evidente. Le donne sono le principali consumatrici di farmaci nel mondo, circa il 20-30% di farmaci in più rispetto agli uomini, eppure la farmacologia che utilizziamo ogni giorno è stata modellata quasi interamente sul corpo maschile.
La farmacocinetica è il problema
Il cuore della questione risiede nel “viaggio” che il farmaco compie all’interno dell’organismo, un processo che la scienza ha tarato per decenni quasi esclusivamente sul modello di un uomo caucasico di 70 kg.
Le differenze biologiche femminili non sono solo quantitative, ma qualitative, e influenzano ogni singola fase del processo farmacologico, noto con l’acronimo ADME.
Assorbimento: lo stomaco femminile presenta un pH meno acido e una motilità gastrointestinale più lenta, spesso modulata dalle fluttuazioni ormonali, con tempi di dissoluzione più lunghi per i principi attivi assunti per via orale.
Distribuzione: la composizione corporea gioca un ruolo decisivo. Le donne hanno mediamente il 25% in più di massa grassa e meno acqua totale rispetto agli uomini; ciò significa che i farmaci lipofili (che si sciolgono nei grassi) tendono ad accumularsi maggiormente e a rimanere in circolo più a lungo nel corpo femminile.
Metabolismo: Il metabolismo rappresenta uno dei punti più studiati da Flavia Franconi, che ha mostrato come gli enzimi epatici lavorino in modo sesso-specifico. L’enzima CYP3A4, responsabile del metabolismo di circa metà dei farmaci in commercio, è più attivo nelle donne, mentre altri sistemi, come il CYP2D6 coinvolto nel metabolismo di antidepressivi e beta-bloccanti, mostrano attività maggiore negli uomini.
Eliminazione: la funzionalità renale femminile è mediamente inferiore del 10-25% rispetto a quella maschile, anche quando il dato viene corretto in base al peso corporeo, rallentando l’espulsione di sostanze critiche come la digossina.
I dati scientifici confermano la portata di queste differenze. Una revisione sistematica del 2020 su 86 farmaci approvati dalla FDA ha rivelato che ben 76 di essi producono concentrazioni ematiche più elevate e tempi di eliminazione più lunghi nelle donne rispetto agli uomini, a parità di dosaggio.
Questo squilibrio ha conseguenze cliniche dirette: per 59 farmaci con reazioni avverse clinicamente identificabili, le differenze farmacocinetiche hanno predetto correttamente la direzione degli effetti indesiderati nell’88% dei casi, dimostrando che la maggiore tossicità riscontrata nel corpo femminile è spesso il risultato di un vero e proprio sovradosaggio sistematico, non intenzionale ma strutturale..
In farmacologia “la donna non esiste” come categoria fissa: il suo profilo farmacocinetico cambia radicalmente tra età fertile, gravidanza, menopausa o assunzione di contraccettivi.
Le donne rappresentano circa il 60% di tutti i report mondiali di reazioni avverse ai farmaci, un dato che emerge dal report della farmacovigilanza dell’OMS e che si mantiene costante dopo la pubertà in ogni area geografica analizzata.
Il rischio di sviluppare una reazione avversa è da una volta e mezza a due volte superiore rispetto agli uomini. Non si tratta di una predisposizione individuale né di ipersensibilità soggettiva: è la conseguenza diretta di decenni di dosaggi calibrati su un corpo che non era quello femminile.
Somministrare la stessa dose a corpi che processano la sostanza in modi così diversi non è solo un limite metodologico, ma un vero e proprio bias di conoscenza che compromette l’appropriatezza della cura.
Guida Pratica: Come garantire la tua sicurezza farmacologica
Colloquio con il medico Quando parli con il medico, specifica sempre in quale di queste fasi ti trovi: età fertile (fase del ciclo), gravidanza, menopausa o se assumi contraccettivi orali. Questi stati modificano radicalmente l’attività degli enzimi del fegato e la velocità con cui espelli le sostanze.
L’importanza del dialogo La ricerca mostra che le pazienti seguite da medici donna tendono a raggiungere più facilmente i target terapeutici, grazie a una comunicazione più approfondita. Cerca un interlocutore che sappia usare la “lente di genere” e che consideri il tuo stress e il tuo stile di vita (come il ruolo di caregiver o il fumo) come fattori che influenzano l’efficacia dei farmaci.
Attenzione ai farmaci “di genere” Alcune molecole richiedono cautela specifica per le donne:
Zolpidem (sonno): le donne necessitano di metà della dose rispetto agli uomini per evitare sonnolenza residua e rischi alla guida.
Cardiovascolari e Diuretici: le donne hanno un rischio triplo di iponatriemia (carenza di sodio) con i diuretici tiazidici.
Antidepressivi (SSRI): molte reazioni avverse sono dose-correlate e più frequenti nelle donne; spesso è necessario un aggiustamento del dosaggio.
Non ignorare i segnali “atipici” Se dopo una terapia avverti stanchezza estrema, nausea, vertigini o palpitazioni, non interpretarli come sintomi ansiosi. potrebbero essere segni di un sovradosaggio relativo dovuto a una farmacocinetica rallentata.
Ritmo cardiaco diverso Oltre 100 farmaci comuni possono allungare l’intervallo QT del cuore, a cui le donne sono naturalmente più vulnerabili, rischiando aritmie gravi. Chiedi sempre se la cura prescritta (specialmente antibiotici o antipsicotici) ha effetti sul ritmo cardiaco.
Eccipienti e farmaci generici I componenti “inerti” possono ingannare: il polietilenglicole (comune eccipiente) aumenta la biodisponibilità di alcuni farmaci negli uomini ma non nelle donne. Se passi da un farmaco di marca a un generico e noti differenze, parlane col farmacista.
Fumo e contraccettivi orali Se assumi contraccettivi orali e fumi, il metabolismo della nicotina accelera. Il risultato è una tendenza a fumare di più per mantenere lo stesso effetto, con un aumento significativo del rischio cardiovascolare. È una combinazione che il medico deve conoscere.
La Medicina di Genere non è una “medicina delle donne”, ma il passaggio fondamentale verso una cura personalizzata che tratti ogni paziente come una persona unica, garantendo a tutti l’appropriatezza della cura.
Lungo la Vita Femminile – Una rubrica su Longevity & Prevention
Dott. Letizia Foglieni – Medico Chirurgo – Divulgatrice scientifica – Ideatrice di Longevity & Prevention
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Disclaimer: Nulla di ciò che hai letto costituisce prescrizione medica. Per qualsiasi decisione riguardante la tua salute, consulta sempre il tuo medico curante o lo specialista appropriato.



Bellissimo articolo!
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